“Libertà è partecipazione?” | Il paroliere di Gaber rinnega tutto

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Dopo anni il paroliere di Giorgio Gaber si è pentito di uno dei versi più famosi e immortali del cantautore toscano. 

Per spiegare cosa sia stato e cosa abbia rappresentato Giorgio Gaber nel panorama musicale italiano servirebbe un’intera enciclopedia, altro che un articolo. Il cantautore, infatti, è stato il simbolo della canzone politica impegnata italiana in uno dei periodi più complessi e torbidi della Prima Repubblica, quando democristiani, fascisti e comunisti scendevano in piazza rivendicando le proprie lotte senza mezzi termini.

Giorgio Gaber e Sandro Luporini
Giorgio Gaber e Sandro Luporini: cambia tutto (political24.it)

Anzi, possiamo dire come il Signor G abbia segnato la Prima Repubblica e il suo lascito più importante, più di “Io non mi sento italiano” e “Destra-Sinistra”, sia proprio la “Libertà“, brano scritto da Giorgio Gaber e Sandro Luporini nel 1972. Il verso più celebre della canzone recita come:

“La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione!”

In un mondo in perenne conflitto tra individualismo e comunità, il bisogno di appartenenza e di condivisione vince su tutto, l’unico sentimento capace di far progredire davvero la nostra società. Eppure, a distanza di anni il paroliere di Giorgio Gaber, Sandro Luporini, ha rinnegato il verso più famoso e imperituro della produzione artistica del Signor G.

E se la libertà non fosse partecipazione?

Intervistato da ‘La Repubblica’ Sandro Luporini, oggi 92 anni, ha avuto modo di ripercorrere la sua carriera a fianco di Giorgio Gaber, mettendo in dubbio anche quello che ha rappresentato il teatro canzone, dal forte impatto sociale e culturale, a partire dagli anni Settanta.

Eppure, non è sempre stato semplice lavorare con Gaber: “Quando convertiva qualcosa col metro dell’ottimismo io mi incazzavo, ma non si litigava”, ha ricordato Luporini. “Per esempio mi ha cambiato il finale di Non insegnate ai bambini. Io avevo scritto “Ma se proprio volete insegnate soltanto il silenzio e l’assenza”. Giorgio mi disse che gli sembrava troppo disastroso e pessimistico e lo sostituì con “Raccontategli il sogno di un’antica speranza”.

Eppure, il pentimento più grande di tutti riguarda “La libertà”: “Mi son pentito molto per quel “libertà è partecipazione”, ha confessato il paroliere. “Ricordo che sentii, in periodo craxiano, una camionetta che faceva propaganda elettorale e che diceva “Andate a votare!”, e come sottofondo c’era quella nostra canzone”, insomma un’appropriazione indebita culturale e politica che ha cambiato il senso ultimo della canzone, insopportabile per Luporini.

“Allora pensai: porca miseria, mi son spiegato male. La libertà è stata interpretata come dire “andate a votare”, ma io nemmeno ci andavo a votare, figuriamoci”, ha aggiunto. “Avrei dovuto scrivere “la libertà è spazio d’incidenza”. Se tu puoi incidere nel mondo hai una libertà che ha senso. Solo che in una canzone scrivere “libertà è spazio d’incidenza” suona malissimo. Oddio, come metrica ci sta pure…”

Articolo di Karola Sicali