Colf e badanti, arriva l’aumento shock | Cosa cambia per gli italiani?

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Brutte notizie, l’accordo con i datori di lavoro è saltato e si prospettano severi aumenti per il settore di colf e badanti. Ecco quanto dovranno pagare in più le famiglie italiane

In tempi di inflazione alle stelle, carburanti a prezzi esorbitanti, tassi dei mutui in costante crescita e rischio recessione all’orizzonte, quella arrivata nelle ultime ore è un’altra batosta che interesserà numerose famiglie italiane. Riguarda infatti il settore di colf e badanti ed un incontro, non andato a buon fine, i cui effetti si faranno sentire nell’immediato periodo.

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Aumenta il costo di colf e badanti (political24.it)

Non stato infatti trovato l’accordo nel corso del tavolo con le associazioni dei datori di lavoro che avevano presentato una specifica richiesta: scaglionare nel corso del 2023, gli aumenti: ne deriva un maxi aumento in arrivo per migliaia o decine di migliaia di famiglie italiane che dovranno fare i conti con un incremento estremamente elevato, prendendo come riferimento un contratto di 40 ore settimanali.

Nuova stangata per le famiglie italiane: scatta il maxi aumento per colf e badanti

Le proiezioni su quanto si dovrà pagare in più per il lavoro domestico lo ha rivelato Assindatcolf e fa riferimento all’adeguamento delle retribuzioni previsto per il rinnovo dei contratti di colf, badanti e baby sitter. Dunque chi svolge questo lavoro beneficerà di un sostanziale incremento in busta paga e, di contro, i datori di lavoro dovranno sborsare di più. Ma quanto? È presto detto dal momento che l’aumento previsto è del 9,2% e si traduce in circa 115 euro in più al mese che, fatti i dovuti calcoli, significa circa 1743 euro in più all’anno; ben oltre uno stipendio medio.

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Colf e badanti: arriva l’aumento (political24.it)

La richiesta delle associazioni datoriali del lavoro domestico e delle rappresentanze dei lavoratori era di trovare un’intesa che consentisse, se non altro, di evitare il salasso nell’immediato consentendo ai datori di lavoro di suddividerlo nel corso dell’anno. Limitando in tal modo il pesante impatto economico dei rincari sul già boccheggiante budget delle famiglie. Ma, come comunicato dalla Federazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico al termine della riunione della Commissione Nazionale per l’aggiornamento retributivo, “i sindacati, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs e Federcolf non hanno voluto accettare la proposta avanzata dalle associazioni datoriali rappresentate dalla Fidaldo di scaglionare gli aumenti dovuti nel corso dell’anno”.

Nessun accordo: cosa prevede l’art.38 in questo caso

Prendendo come esempio una famiglia che ha assunto a tempo pieno una baby sitter, con contratto di 40 ore settimanali e non convivente, lo stipendio minimo che le dovrà essere corrisposto passerà da 1.234 a 1.348,53. L’incremento di 1.743 annuo fa riferimento ad un costo totale comprendente anche contributi, tfr, ferie e tredicesima.

In caso di mancato accordo tra le parti, ha spiegato la Fidaldo, il Ccnl domestico prevede, come stabilito nell’articolo 38, che “scatti l’adeguamento all’80% dell’indice Istat per quando concerne le retribuzioni minime che da gennaio aumenteranno quindi del 9,2%, e al 100% per le indennità di vitto alloggio ovvero dell’11,5%”.

Articolo di Daniele Orlandi