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Unical, Franco Farinelli spiega le contaminazioni con la geografia al master in intelligence diretto da Mario Caligiuri

Una lezione fuori dall’ordinario quella tenuta nell’ambito del Master in Intelligence dell’Università della Calabria. Introdotto dal Direttore del Master Mario Caligiuri, è intervenuto Franco Farinelli, Presidente dell’Associazione dei Geografi italiani, professore presso l’Alma mater studiorum di Bologna e nelle più prestigiose università del mondo, da Berkeley negli Stati Uniti alla Sorbona in Francia. Con chiarezza espositiva e ricchezza di contenuti, Farinelli ha ripercorso le nuove minacce globali e l’importanza delle scienze geografiche quale metodo di incontro e di sintesi delle scienze umane in un processo di conoscenza e di Intelligence. 
“Assai spesso si pensa che una mappa sia la copia della Terra senza accorgersi che è vero il contrario: è la Terra che fin dall'inizio ha assunto, per la nostra cultura, la forma di una mappa. Per questo, spazio e tempo hanno guidato il nostro rapporto con il mondo”. Da questa affermazione è nato l’ampio ragionamento di Farinelli che – sul modello proposto dai filosofi dell’antichità – ha individuato la geografia quale prima forma concreta del pensiero occidentale. All’inizio si è imposta la cartografia che è però “la riduzione della conoscenza alla descrizione della rappresentazione geografica sulla carta”. Nella geografia, invece, sono stati introdotti non solo i principi fondamentali della cartografia, ma si ampliano e si assimilano le regole della geometria euclidea. In tale quadro, si definisce il ruolo fondamentale dello spazio e del tempo, che per secoli ha accompagnato non solo le scienze geografiche ma che ha fondato la modernità, costruendo il mondo così come lo abbiamo conosciuto. Oggi, ha spiegato il professore, è andato in crisi il sistema fondato sulla interpretazione dei fenomeni. Ha richiamato, quindi, la profezia di Immanuel Kant, che insegnava peraltro geografia, il quale ipotizzava il futuro di questa scienza nell’analisi “dello spazio buio della nostra mente”. In un continuo rimando alla storia, alla letteratura, ai simboli, ai miti e alla filosofia, oltre che ai modelli tolemaici e ai concetti di spazio, tempo e prospettiva, il docente ha accompagnato gli studenti in un affascinante viaggio alla scoperta del mondo. Farinelli ha sostenuto che “se la geografia è Conoscenza, allora ad essa bisognerebbe ritornare per poter tentare di seguire i fenomeni della globalizzazione che ha scardinato le tradizionali certezze”. A riguardo, ha ricordato la nascita della Rete, nell’estate del 1969 che ha radicalmente trasformato le concezioni di tempo e di spazio, di soggetto e territorio, per ritrovare nel concetto di “Paesaggio” l’elemento unificante che più avvicina alla comprensione della realtà, rappresentando un efficace modello cognitivo. Per il docente “se la geografia è la forma originaria del sapere occidentale e per analogia la mente funziona come una carta geografica, forse proprio in questa scienza possiamo rinvenire il seme del pensiero del futuro”.